La Basilivca del Gesù Vecchio di Napoli

Il Gesù Vecchio è una delle Basiliche più antiche ed importanti di Napoli

Il Santuario si trova nel cuore del Centro Storico partenopeo. La sua denominazione deriva dal fatto storico che, a causa dell’espansione della Compagnia di Gesù, a breve distanza fu costruita una nuova chiesa molto più vasta conosciuta col nome di chiesa del Gesù Nuovo. Nel 1958 è stata elevata alla dignità di Basilica Minore.

L’edificio sacro fu fondato, nel 1554, mentre, quattro anni dopo, i lavori furono portati avanti sotto la direzione di Giovanni Tristano che realizzò la chiesa con il primo nucleo del collegio. Dal 1568 al 1575 i restauri vennero proseguiti da Giovanni De Rosis, che iniziò anche l’espansione del Collegio del Salvatore su disegno del precedente Architetto gesuita. Nel 1583, per quanto riguarda l’espansione del collegio, subentrò, per circa ventidue anni, Giuseppe Valeriano. Tra il 1608 e il 1623, tuttavia, la struttura venne ricostruita su disegno di padre Pietro Provedi e, solo nel 1623, il cantiere venne diretto da Agatio Stoia.

Dal 1630, e per i successivi ventiquattro anni, vennero realizzati diversi interventi da parte di Cosimo Fanzago. Nel 1678 Giovan Domenico Vinaccia ridisegnò la terza cappella; lo stesso Architetto, nel 1688, progettò anche la facciata. Nel 1700 venne aperta la Biblioteca, mentre, a metà del secolo, vi fu un rimaneggiamento tardobarocco su progetto di Giuseppe Astarita.

Nei dieci anni che intercorrono tra il 1767 ed il 1777 si registrò l’espulsione dei Gesuiti e la riconversione della struttura in Real Liceo Convitto e, successivamente, nella Sede dell’Università di Napoli. Al contempo la stessa Chiesa divenne Parrocchia di Santa Maria della Rotonda.

Al principio del XIX secolo venne risistemata l’Abside e, col ritorno dei Gesuiti, il luogo di culto divenne rettoria e fu affidata al Don Placido. I religiosi, nonostante tutto, vennero di nuovo espulsi nel 1806 e due anni dopo venne costituita la Biblioteca Universitaria. Intorno alla fine del secolo e l’inizio del Novecento la struttura venne inglobata nel complesso accademico, così come appare oggi.

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