Orto Botanico di Napoli

L’Orto Botanico di Napoli, conosciuto anche come Real Orto Botanico, è una Struttura (situata in via Foria nei pressi del Real Albergo dei Poveri) dell’Università Federico II

Fondato il 28 dicembre 1807 con decreto di Giuseppe Bonaparte, il Complesso fu costruito su alcuni terreni precedentemente appartenuti ai Religiosi di Santa Maria della Pace e dell’Ospedale della Cava. L’idea, in realtà, fu inizialmente avallata dal Re Ferdinando IV, ma la Rivoluzione Napoletana del 1799 ne rese impossibile la realizzazione.

Il progetto venne portato avanti da due architetti. Il primo, Giuliano de Fazio, è autore della Facciata Monumentale e del Viale a essa perpendicolare, della Stufa Temperata, e della Strada che porta al Castello. La Parte Inferiore è invece opera di Gaspare Maria Paoletti.

Il primo Direttore dell’Orto, che aprì i battenti nel 1811, fu Michele Tenore. Furono messe a coltivazione, in questo periodo, molte specie di uso e interesse in campo medico, ma anche piante esotiche.

Guglielmo Gasparrini, entrato in carica nel 1861, proseguì nel miglioramento dell’area, risistemando alcune aree che versavano in cattive condizioni e creando un’area destinata ad accogliere piante alpine.

Dopo alcuni anni caratterizzati da notevoli difficoltà, Fridiano Cavara fu incaricato di rilanciare il Complesso. Restaurò, nello specifico, alcuni edifici ed aumentò l’entità delle collezioni. Il suo merito principale fu, tuttavia, l’istituzione della Stazione sperimentale per le piante officinali e diede il via alla costruzione di una struttura destinata a diventare la nuova sede dell’Istituto.

Anno fondamentale per la storia del Real Orto botanico fu il 1940 quando fu organizzata una fondamentale riunione della Società Botanica Italiana alla Mostra d’Oltremare.

Dopo i gravissimi danni provocati dalla Seconda Guerra Mondiale, nel 1963 iniziò un periodo considerato molto importante per la storia di questo luogo simbolo della scienza partenopea. Sotto la direzione di Aldo Merola, l’Orto acquisì, nel 1967, autonomia economica ed amministrativa, il che rese possibile ottenere finanziamenti straordinari per migliorare la struttura: vennero realizzate varie serre (per un totale di 5000 metri quadrati), un impianto di riscaldamento e una rete di distribuzione idrica. Le coltivazioni furono molto arricchite, soprattutto grazie al lavoro di Luigi Califano. Furono nuovamente riattivati i rapporti con i principali enti europei del settore e grande importanza fu data al ruolo didattico del luogo. Uno dei segni più visibili, comunque, dell’opera meroliana è la riconfigurazione delle aree secondo due criteri: quello sistematico e quello ecologico. Una nuova opera di ristrutturazione fu effettuata dopo il duro terremoto del 1980 che interessò la Campania.

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